Nei Monumenta Ordinis Servorum Sanctae Mariae, II, edito a cura dei padri Agostino Morini e Pellegrino Soulier a Bruxelles nel 1899, pp. 121 ss. si trova l’opera di un autore fiorentino del secolo XV.
Ugolino Verini o Verino è il suo nome d’arte, Ugolino di Vieri quello storico (1439-1516). Fu illustre poeta, discepolo di Cristoforo Landini, amico di Marsilio Ficino e di Angelo Poliziano , caro amico di Lorenzo dei Medici (il Magnifico), e da questi scelto per educare suo figlio Giovanni, che in seguito divenne sommo pontefice con il nome di Leone X.
Verino scrisse numerose opere di poetica, alcune delle quali ancora inedite (almeno al tempo dei Monumenta). Noto per la sua pietà, compose anche poemi sacri, tra cui cinque libri di inni in versi saffici in lode della Vergine Maria e dei Santi, la Vita di Sant’Antonino, la Silva in lode di San Giovanni Gualberto e un altra Silva in lode di San Filippo Benizi. Morì il 10 maggio 1516 e fu sepolto nella chiesa di Santo Spirito dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino.
Il padre Arcangelo Giani dispose che la Silva in lode di San Filippo, tratta da un antico manoscritto, oggi perduto, fosse stampata negli Annali dell’Ordine dei Servi; ma la “lectio” – il testo – era in molti punti contrario alle regole dell’arte metrica. Fu pertanto stampata separatamente dagli Annali senza nota tipografica in un piccolo volume, in quarto, con il titolo: Sylva de laudibus B. P. Philippi Benitii Florentini, ex ordine Servorum B. Mariae Virginis, Ugolino de Verinis cive Florentino quondam auctore, ex prima parte Annalium eiusdem ordinis excerpta (estratta dalla prima parte degli Annali). Tuttavia, poiché la prima edizione degli Annali era piuttosto rara, e il volume da essa estratto era rarissimo, l’autore dei Monumenta che ne aveva trovato finora una sola copia, decise di ristampare la Silva da due manoscritti, che presentavano un testo migliore.
Il primo era il manoscritto firmato 276, già della SS. Annuntiata; l’altro il codice 369, che forse era stato un tempo del convento di Pisa, contenente varie vite dell’ordine dei Servi di Maria scritte dal senese Niccolò Borghesi intorno al 1485.
Il padre Giani pensò che la Silva fosse stata composta intorno all’anno 1470; ma l’autore nei Monumenta riteneva piuttosto che fosse stata scritta intorno al 1485-1490, quando Ugolino Verini viveva con Lorenzo de’ Medici con il fine di educare suo figlio Giovanni, nato l’11 dicembre 1475: poiché Lorenzo, devoto dei Servi della Beata Vergine Maria, frequentava spesso la loro chiesa, Ugolino poté facilmente concepire la devozione per San Filippo e, forse su richiesta dello stesso Lorenzo, ne cantò le lodi.
Come resta subito chiaro al lettore, Verini si servì della Legenda Beati Philippi, che ridusse a un compendio. Tuttavia, vi aggiunse alcuni elementi che non si trovavano nella Legenda e ne narrò altri in modo diverso. Da ciò si deve concludere – si scrive nei Monumenta – che egli svrddr tratto questi elementi da altre fonti, oppure che avesse utilizzato una legenda leggermente diversa da quella edita nello stesso tomo II.
Qualsiasi altro aspetto della Silva – si aggiunge – che necessiti di approfondimenti o correzioni, essendo già stato chiarito sopra (nella Legenda), non sarà menzionato nel testo che segue – ovvero nelle note della lode.
Fin qui i Monumenta. Vi integriamo la citazione delle fonti di Verino riportate nel sito Mirabileweb assieme a altre sue opere:
– Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale II.II.94 [a. 1480, 3 dicembre], ff. 193r-251v [Fragmenta e libris VIII-XIII et XIX, integris tantum libris IX-XII].
– Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. lat. 3201 [sec. XVII], ff. 107r-113v [Sylva in laudem Philippi Benitii OSM: hexametri 300, una cum Hymno metro sapphico conscripto].
Presentiamo la traduzione solo di una parte del testo in latino della Silva dei Monumenta in quanto è assai lungo, pur essendo un ‘compendio’. Riassumiamo pertanto a nostra volta certe caratteristiche e i momenti della vita di San Filippo qui riportati: la sua famiglia, la partecipazione da giovane alla liturgia delle ore alla SS. Annunziata, la visione del carro trionfale di Maria (con una bella descrizione che ci riserviamo di proporre in futuro), l’entrata in convento, l’incontro con i domenicani a Siena e la spiegazione su chi fossero i Servi di Maria, la carica di priore generale dell’ordine, il miracolo del pane ai confratelli di Arezzo durante la carestia, la guarigione del lebbroso, la maledizione scagliata sugli uomini malvagi, il viaggio in Germania, la conversione e la salvezza delle prostitute, l’arrivo a Todi, la morte avvenuta le none di settembre (il giorno 5) e i tanti prodigi operati dopo la morte.
E trascriviamo la parte finale. Verino conclude così:
“Salve, Beniti, decus immortale, Philippe,
Stegmate non solum et generoso sanguine cretus,
Religione magis clarus signisque coruscis
Illustrata tuis fulget Florentia miris.
Hunc Florentinus populus pariterque senatus
Exercet, cum dira fames mavorsque sinister
Florentemque urbem populatur tabida pestis.
Servorum Mariae per te ordo clarior exstat,
Quem tibi commendo, tuque illum & protege semper.
Compatrioque tuo Verino rebus in aspris
Succurre, expulsis tuta in statione periclis;
Te quotiens rogitem, discrimina cuncta repelle
Corporis atque animae; sis praesens mortis in hora”.
“Salute, o Filippo Benizi, nella immortale gloria, distinto non solo per la casata e per il sangue generoso, ma più glorioso per la religione e per i segni luminosi.
Firenze risplende, illustrata nelle tue cose mirabili. E il popolo fiorentino e parimente il senato lavora instancabilmente, quando il malaugurio, la terribile carestia, la sinistra guerra e la pestilenza putrescente devastano la città.
Per te risplende più luminoso l’ordine dei Servi di Maria, che raccomando a te che lo proteggi sempre.
Soccorri il tuo compatriota Verino nei tempi difficili, allontanalo dai pericoli; mettilo al sicuro in un luogo protetto. Tutte le volte che ti supplico, allontana ogni rischio del corpo e dell’anima; sii presente nell’ora della morte”.
Di seguito i Monumenta riportano:
“Hymnus
in laudem beati Philippi de Benitiis
generalis ordinis Servorum ab Ugolino Verino editus
Quinta septembris veneranda lux est:
Hac die ascendit superas in arces
Spiritus caelum empyreum Philippi:
Psallite, fratres.
Mente devota, modulis canoris
Virginis coetus Mariae fidelis
Inclytum signis celebret coruscis:
Surgite corde.
Vos Dei Servi et Mariae vocati,
Laude Beniti celebrate gesta,
Qui pius, castus fuit et disertus:
Plaudite psalmis.
Qui sacrum verbo, probitate, signis
Ordinem fecit celebrem per orbem;
Addidit templo Mariae nitorem
Fama Philippi.
A Deo quantum fuerit dilectus,
Signa sunt late numerosa testes,
Possit ut dici merito propheta,
Plura locutus.
Impiis vates patula sub ulmo
Mortis instantis cecinit ruinam:
Vidit extemplo in cinerem redactos
Fulminis ictu.
Iste leprosum propria lacerna
Dum fovet, frigus pariterque lepram
Expulit. Fecit medicum piumque
Unicus actus.
Unicum ad vitam viduae reduxit,
Quem lupus rictu iugularat. Orbo
Reddidit lumen, fueratque natus
Caecus ab ortu.
Umbrius magnum Benedictus ignem
Prorsus extinxit crepidis Philippi,
Flamma cum candens strepitu tremendo
Tecta cremaret.
Quisquis audiri sua vota quaerit,
Te, pater, fidens, venerande, corde
Oret instanter : dabitur quod optat,
Nulla repulsa. Amen.
Inno
In lode del beato Filippo Benizi priore generale dell’ordine dei Servi a cura di Ugolino Verino
Il 5 settembre è luce venerabile: in questo giorno ascende alle superiori fortezze lo spirito di Filippo al cielo dell’empireo: cantate salmi, o fratelli.
Con animo devoto, con melodie di canto il gruppo dei fedeli della Vergine Maria celebra l’uomo celebre con segni risplendenti: risorgete nel cuore.
Voi, chiamati servi di Dio e di Maria, celebrate le gesta in lode del Benizi, che fu pio, casto ed eloquente: applauditelo con i salmi.
Fu colui che con la parola, la probità e i segni rese famoso il sacro Ordine nel mondo;
la fama di Filippo aggiunse splendore al tempio di Maria.
Di quanto fosse diletto da Dio ne sono testimoni i numerosi segni; possa giustamente essere detto profeta, pronunciò molte parole.
Il profeta, sotto il grande olmo, annunciò ai malvagi la rovina nell’istante della morte: li vide ridotti in cenere da un fulmine.
Al lebbroso, mentre il suo mantello lo riscaldava, scacciò il freddo e la lebbra. Fece il medico e il pio in una sola volta.
Riportò in vita alla vedova il figlio unico, che il lupo aveva sgozzato con le fauci. Restituì la vista al cieco, nato cieco.
L’umbro Benedetto il grande fuoco spense completamente con i sandali di Filippo, quando la fiamma, ardendo con un fragore tremendo, stava bruciando il tetto.
Chiunque desideri che i suoi voti siano ascoltati, o Padre, confidando in te, venerabile, preghi insistentemente con il cuore: ciò che desidera gli sarà concesso, senza alcun rifiuto. Amen.
Paola Ircani Menichini, 24 luglio 2026. Tutti i diritti riservati.
L'articolo in «pdf»